By / 1st dicembre, 2015 / Civiltà Nuragica, Lo Stazzo / Off

Il Nuraghe più vicino allo stazzo dell’Abba Maistra è quello denominato Nuraghe Nicola Calta, dalla località omonima.

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Ha forma tronco-conica a “tholos” e risale all’età del Bronzo. A colpo d’occhio la pianta interna dovrebbe essere circolare.

A mio avviso ha una evidente funzione difensiva sia per la posizione, sul cucuzzolo di una montagna di granito, sia per le imponenti fortificazioni tutto intorno, oggi quasi del tutto nascoste da cespugli e alberi. Era in comunicazione visiva con altri nuraghi attualmente scomparsi.

La sua solida struttura è perfettamente aderente alla mentalità della gente della cultura di Arzachena in origine guerriera e pastorale e richiama l’mmagine di una società a sfondo aristocratico e individualistico organizzata in gruppi chiusi.

La prima volta che lo vidi era accarezzato da una pioggerellina leggera,quasi una nebbiolina profumata di mirto e lentischio. Qualche tempo dopo, con fatica, raggiunsi la costruzione strapiombante nel vuoto di centinaia di metri di roccia grigia.

Una scala di roccia circonda il lato ovest e consente la salita. Peccato che il lato ad est sia in parte franato. Lateralmente si scorge una grotta minuscola, perfettamente mimetizzata, che probabilmente era un posto di guardia.

La cosa particolare è che il nuraghe, a tronco di cono, sorge su un alto pianoro roccioso cosa che lo rende ancor più imponente. Sui lati più facili per l’avvicinamento si intravedono i resti di varie cinte murarie di sbarramento e protezione.Veramente un fortilizio imprendibile!

Il Nuraghe Nicola Calta è costruito in un punto strategico che domina da un lato il Fiume Liscia come vedetta contro le incursioni di popolazioni ostili.

A sud est del Nuraghe, un’altra montagna di granito custodisce numerosi ricoveri sotto roccia che, in caso di incursioni ostili, probabilmente servivano da rifugio per tutte le persone che lavoravano nei pressi, specialmente vecchi donne e bambini.

Il bestiame invece veniva spostato ad est, al sicuro nella valle che costeggia Monte Ruiu e guardato a vista. Per il nemico era molto difficile trovare sentieri di arrampicata in un terreno impervio e scosceso specialmente di notte. Le vedette  armate, dopo l’avvistamento dei razziatori, cominciavano un’interdizione, facile anche con pochi uomini, per ritardare i tempi dell’aggressione e consentire al Re pastore di arrivare in tempo per lanciare la controffensiva. Non si facevano prigionieri.